E SEI DI CASA CON HOUSE TRAVELLING.

Un Lunedì che ha bisogno di un po’ di 16! La Smorfia Napoletana

Una torrida giornata di fine Luglio e mesi di lavoro sulle spalle. Le ferie sembrano il miraggio di un’oasi nel deserto. Lo staff di House Travelling svolge le sue consuete mansioni quando, all’improvviso, una voce echeggia nell’aria: “caffè?”. E così ci incamminano lungo il Corso Umberto I, verso uno dei nostri bar preferiti all’angolo con Via Duomo. Continue reading Un Lunedì che ha bisogno di un po’ di 16! La Smorfia Napoletana

Cultura generale napoletana – Gergo in pillole: Fittiare!

Quando uno sguardo vale più di mille parole.

Fittiare vuol dire guardare con insistenza una persona cercando di farle capire con gli occhi il messaggio che le si vorrebbe inviare.
“M’ha fatto na fittiata” in particolare si usa quando un napoletano vuole conquistare una bella napoletana, o una napoletana vuole conquistare un bel napoletano, o un bel napoletano vuole conquistare un bel napoletano, o una bella napoletana vuole conquistare una bella napoletana! Se cerchi di fittiarti una persona che ti piace e questa non ricambia lo sguardo si dice che “nun vò fà carte” oppure che “he’ pigliato nu palo!”, entrambe da intendersi in senso figurato ovviamente! Se invece la persona interessata ricambia la fittiata si dice che “c’ ‘o vvò” e probabilmente ne consegue la possibilità di quagliare, ovvero riuscire ad ottenere un appuntamento e magari ammoccarsi: darsi un bacio … di quelli veri!
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Cultura generale napoletana – I modi di dire: ‘O NEVAIUOLO!

 

Acquaiuò! L’acqua è fresca? … Manche ‘a neva!”
Eccoci davanti ad un modo di dire molto diffuso a Napoli. Si tratta di una domanda retorica, a risposta certa: è ovvio! Come domandare ad un fruttivendolo “sono freschi questi pomodori?” o al mercatino dell’antiquariato “questa radio del dopoguerra è funzionante?”.
Ogni commerciante elogia inevitabilmente la propria merce, di conseguenza ogni volta che a Napoli porrai domande la cui risposta è ovvia ti sentirai dire “Acquaiuò! L’acqua è fresca?” oppure “Acquaiuò comm’è ll’acque?”.
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Il pranzo di Natale e l’esercito dei Parenti

Parlare del Natale già in generale è un compito difficile, descrivere quello napoletano è un’impresa titanica, datosi che nel periodo delle festività tutto assume dei toni iperrealistici. Specie nel famigerato pranzo di Natale. Perché? Mah, il motivo forse è da ricercare nelle profonde radici della cultura napoletana. Si può fare una riflessione etnoantropologica sulla stratificazione degli usi e costumi assorbiti durante le varie dominazioni avvicendatesi nei secoli passati oppure, semplicemente, perché è un connotato del popolo partenopeo che, abituato a vivere di estremizzazioni, si appresta a esorcizzare tutto il male dell’anno trascorso attraverso la catarsi resa possibile dal piacere conviviale della tavola.

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Mèrri Crismàs primaverile, ovvero come trascorrere il Natale a Napoli

L’aria è calda, ci sono più di 20° a mezzogiorno e c’è qualche temerario che gironzola ancora a mezze maniche per strada. No, non si sta avvicinando la primavera, ma il Natale. Lo so, proprio nello scorso articolo avevo scritto che non siamo all’equatore, eppure quest’anno il freddo stenta ad arrivare per chissà quale motivo. Forse avrà preso la Salerno-Reggio Calabria, ad ogni modo con il giungere delle festività natalizie Napoli si ricopre di scintillii di luci e si colora con gli addobbi proprio come un gigantesco albero di Natale. L’atmosfera è incredibile, i vicoli brulicano di turisti e conterranei, le file fuori le più rinomate pizzerie farebbero impallidire anche i più impavidi condottieri della pazienza e i musei sono presi d’assalto manco fossero delle diligenze del polveroso Far West. Durante questo periodo l’anima mutevole della città diventa irrequieta e allo stesso tempo allegra e goliardica, offrendo innumerevoli posti da visitare, luoghi da ammirare e botteghe dove prendere un inconfondibile souvenir delle terre vesuviane.

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Chist’ è ‘o paese dei cliché (altro che ‘o sole): i falsi luoghi comuni di Napoli

Il luogo comune si insinua subdolamente nella testa e, che provenga o meno da un qualcosa di fondato, dovrebbe essere verificato in prima persona per poterlo accertare o sconfessare. Magari viaggiando, informandosi o familiarizzando. Tutto sta nell’avere una determinata educazione mentale basilare tale da non far creare, successivamente, degli inutili preconcetti. Perché è vero che dalle nostre parti diciamo che beato è colui che è scem’ e non capisce niente ma parimenti ‘a gnuranza è una brutta cosa. Fatta questa premessa, non dico tante ma almeno una volta nella vita sarete stati affiancati a un qualche stereotipo partenopeo, oramai un’immagine trita e ritrita del tipico napoletano. Ringraziando Dio Internet, alcune cose sono state sdoganate però anche con la conoscenza 2.0 sopravvivono determinate “credenze” che nel 2016 assumono toni abbastanza grotteschi.

Di seguito riporterò alcuni dei “classici” in cui, ancora oggi, si può ancora incappare.  Continue reading Chist’ è ‘o paese dei cliché (altro che ‘o sole): i falsi luoghi comuni di Napoli

Settembre, andiamo. È tempo di farsi un bagno.

Andare a farsi un bagno a settembre dalle nostre parti è ritenuta cosa saggia – come non mettere il ketchup nella pasta o sulla pizza -, visto e considerato che durante i mesi estivi spiagge, anfratti e spazi di ogni genere lambiti dal mare, sono presi d’assalto dai numerosissimi bagnanti (giustamente pure, dopo un anno di fatica). Non dimentichiamoci che l’area metropolitana vesuviana è tra le più popolose d’Europa. Andare a farsi il bagno a settembre sa di consiglio da pensionati, ma è cosa sacrosanta se ci riferiamo a determinati luoghi dove è evitabile andare il mese di agosto, soprattutto nelle settimane clou.

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Alla "Chiena" di Campagna, è beato chi si bagna

È già da una decina d’anni a questa parte che Campagna, cittadina medioevale in provincia di Salerno e a pochi chilometri da Napoli, polarizza l’attenzione dei vacanzieri spensierati. Chi transita per andare in Cilento o chi vuole semplicemente passare una giornata nella goliardia cercando refrigerio dalle noiose e torride giornate di lavoro, approfitta per andare a godersi ‘A Chiena di Campagna.

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Nas’ ‘e cane: la storia del Borgo Santa Lucia e dei suoi barcaioli

Qualche giorno fa passeggiavo per via Caracciolo, sul lungomare di Napoli. Il sole era alto e faceva caldo ma, per fortuna, un vento fresco aveva addolcito la calura asfissiante dei giorni precedenti. Il mare era una tabula rasa, interrotta di tanto in tanto da barche e scafi che lasciavano una scia schiumosa che si disperdeva pochi secondi dopo, e una nave mercantile color ruggine sostava poderosa in mezzo a quelle acque. Mi trovavo da quelle parti perché cercavo una delle tante istituzioni viventi della città.

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