E SEI DI CASA CON HOUSE TRAVELLING

Chist’ è ‘o paese dei cliché (altro che ‘o sole): i falsi luoghi comuni di Napoli

Il luogo comune si insinua subdolamente nella testa e, che provenga o meno da un qualcosa di fondato, dovrebbe essere verificato in prima persona per poterlo accertare o sconfessare. Magari viaggiando, informandosi o familiarizzando. Tutto sta nell’avere una determinata educazione mentale basilare tale da non far creare, successivamente, degli inutili preconcetti. Perché è vero che dalle nostre parti diciamo che beato è colui che è scem’ e non capisce niente ma parimenti ‘a gnuranza è una brutta cosa. Fatta questa premessa, non dico tante ma almeno una volta nella vita sarete stati affiancati a un qualche stereotipo partenopeo, oramai un’immagine trita e ritrita del tipico napoletano. Ringraziando Dio Internet, alcune cose sono state sdoganate però anche con la conoscenza 2.0 sopravvivono determinate “credenze” che nel 2016 assumono toni abbastanza grotteschi.

Di seguito riporterò alcuni dei “classici” in cui, ancora oggi, si può ancora incappare. 

 

Sole, pizza e mandolino tutti i giorni

Volesse ‘o cielo. Torna alla mente una divertente intervista di Massimo Troisi in cui sarcasticamente diceva che le persone a Napoli andavano tutte in giro con chitarre e mandolini, ed erano talmente tante da dover fare attenzione mentre camminavano a non sbattere la testa contro il manico degli strumenti. In effetti Napoli è una fucina di musicisti, scrittori e artisti, ma nel tempo si è un po’ esagerato. È vero pure che c’è un ottimo clima, ma non è che ci troviamo all’equatore con un sole 365 giorni all’anno. Poi se mangiassimo pizza tutti i giorni avremmo assunto fisicamente la sua forma tondeggiante e avremmo i valori di colesterolemia più alti d’Italia.

 

La pizza di Napoli è buona ovunque

Una volta, forse. Già se la volessimo vedere da un punto di vista statistico, su un totale di 8200 pizzerie circa, ma minimo minimo il 10% di queste deve fare schifo. Metteteci che alcuni, con un’infarinatura – mò ci vuole – generale sul come preparare uno dei simboli della gastronomia partenopea, se la aprono sportivamente giusto per arrangiare. Ma poi con l’aumento dei prodotti scadenti causati perlopiù dall’incremento della produzione di massa, alcuni nutrienti per i lieviti risultano essere dozzinali e con l’aumento dei costi di quelli più buoni in alcuni casi molti pizzaioli si trovano di fronte a due scelte: risparmiare per offrire un prodotto con un prezzo competitivo (e come da tradizione a un prezzo popolare) oppure incrementare il costo rischiando di non vedere entrare mezzo cliente in pizzeria.

 

Il problema dei rifiuti

Se dovessimo affermare che il problema dello smaltimento dei rifiuti è stato totalmente risolto ci crescerebbe il naso tipo Pinocchio. Però, grazie alla politica interventista dell’amministrazione comunale, Napoli è stata ripulita ed ha avviato già da diversi anni un piano di riqualificazione e bonifica del territorio (specie nei punti più nevralgici) e sono lontani i tempi in cui giravano tra i media (alcuni dal dubbio proposito della pura informazione) fotografie dei cumuli di immondizia a bordo strada.

Sicuramente c’è da fare ancora tanto perché di male se n’è fatto troppo e la ferita inferta alla nostra terra è profonda – è meglio non aprire l’argomento dal punto di vista sociale e politico sennò faremmo notte –, ma con la sensibilizzazione dei cittadini verso questa piaga che li ha colpiti e una maggiore attenzione nazionale sembra che la normalità e la pulizia siano ritornate.

Foto espressonapoletano.eu
Foto espressonapoletano.eu

Il caffè di Napoli è insuperabile

Ehm… questa è vera!

 

Napoletani scansafatiche

Sì sì, tutti fannulloni a grattarsi la pancia dalla mattina alla sera. E proprio per questo motivo, si ricordano di lavorare solo la notte: Napoli è infatti uno dei rari posti che concede, anche alle quattro del mattino, la possibilità di mangiare qualsiasi cosa, dolce o salato che desideriate. Una terra brulicante di tante società, di artigiani e di realtà importanti che rendono giustizia a un popolo operaio e faticatore.

foto di Michela Rapacciuolo
foto di Michela Rapacciuolo

 

I napoletani sono tutti dei Pulcinella

Sicuro, sono tutti pronti a fare una battuta e a cantare con i triccheballacche in mano. Non che il popolo partenopeo non sia allegro e scanzonato, però dopo una giornata di lavoro e questi chiari di luna politico-economici vi pare che possiamo sempre avere la capa fresca?

 

Napoletani furbi e mariuoli

Certamente, a Napoli siamo tutti degli Arsène Lupin inside, e quando ci si presenta solitamente chiediamo nome, cognome e anche l’IBAN della carta di credito da clonare. Sicuramente in qualche zona o quartiere c’è ancora chi è avvezzo al pacco e al contropacco, ma quelli sono truffatori diventati col tempo più un fattore pittoresco che di microcriminalità. Che poi, se fossimo veramente furbi e mariuoli chi ce ‘o facess’ ffa’ ‘e andà a faticà? «Il lavoro disabilita l’uomo», diceva un saggio uomo. O era diverso?

 

I vasci sono nei quartieri malfamati

Il basso napoletano, altrimenti detto vascio, è una tipica abitazione partenopea che ha accesso diretto sulla strada: la gran parte di essi era considerata espressione di degrado urbanistico e sociale, più che altro per le epidemie avvicendatesi nei secoli passati, causate dalle condizioni igienico sanitarie di quei tempi, ma oramai debellate dalle signore che abitualmente lavano ogni dieci minuti stile Cenerentola il proprio basso e i cento metri quadrati di strada antistante ad esso.

Ma non per tutti è così.

Il Basso di House Travelling, ad esempio, si trova a piazza Bellini, crocevia di storia e di persone del centro storico di Napoli sede delle antichissime mura greche dell’antica Neapolis.

 

Vedi Napoli e poi muori

Ma quando mai! Sorvolando sulle malignate di qualche pover’uomo – per non chiamarlo diversamente – che ha reinterpretato in senso lato questo celebre e lusinghiero proverbio, dopo che vedrete Napoli starete la fine del mondo. Stanchi, sazi, e felici. Perché ricordatevi che per noi la salute è la prima cosa.

 

I napoletani difendono la propria città a spada tratta

Sotto questo punto ci sarebbe da scrivere un papiello senza fine.

Non si dimenticano mai le proprie radici e spesso l’istintivo senso di protezione verso il proprio nido, il proprio luogo natio, prevarica sul raziocinio. Molte volte il napoletano è anche spinto a farlo a causa dalla gratuità con cui si specula – e ci si approfitta – sul buon nome di Napoli, e non alludo manco agli “squallidi nordisti” ma alle serpi in seno cresciute dalla città. A buon intenditor, poche parole.

Altrettante volte Napoli non ha bisogno di essere difesa perché lo fa da sola con la sua indifferente bellezza: una mistura di culture e di stratificazione dei costumi assorbiti, mutati nel tempo, delle numerose dominazioni che essa ha avuto. Un’Entità eterna che c’era già quando qualcuno le remava inutilmente contro e ci sarà sempre anche quando questo qualcuno non ci sarà più e cesserà di farlo.

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