E SEI DI CASA CON HOUSE TRAVELLING

Mangi e Bevi: trattoria napoletana da vivere

Faticare – lavorare – si sa, non è sempre piacevole.
Certe volte ci si reca al proprio posto di lavoro carichi di energie per affrontare la giornata, altrettante ci si arriva strisciando e con la strenua volontà di non voler fare niente.

 

“Hombre que trabaja, pierde tiempo precioso.”

 

Questo antico detto cubano ci riporta saggiamente alla realtà, specialmente quando si fa ora di pranzo e di quello che stiamo facendo non c’importa più nulla.

Napoli verso la mezza comincia con l’essere un via vai di gente, in ogni dove e in ogni luogo. C’è un posto, però, dove si radunano un alto numero di avventori e che si trova in una traversa di via Mezzocannone, a via Sedile di Porto. Se nel mentre leggete vi sta già cominciando a brontolare lo stomaco, avrete capito di chi sto parlando: della famigerata trattoria Mangi e Bevi.

Questo luogo sorge in un’antica strada della città, una delle parti che era stata divisa in Sedile, o Seggio, e dove era permessa l’aggregazione di famiglie nobili che discutevano di questioni pubbliche e private. Ogni Sedile aveva il proprio stemma e quello di Porto era caratterizzato da Orione che stringe un pugnale nella mano destra: nello “stemma” della trattoria, un’insegna fatta di piastrelle, un Pulcinella affamato che tra le mani, invece, stringe una cesta di spaghetti e una brocca per bere.

Una volta che sarete all’interno, al bancone ci sarà il proprietario Gigino Grasso, faccione paffuto e occhi grandi, che vi lancerà uno sguardo rapido – risultandovi apparentemente distratto – e vi chiederà immancabilmente «quante persone siete?».

Pronunciate il numero esatto e come un abracadabra immediatamente si metterà in moto la macchina organizzativa fatta di urla sommesse, sguardi d’intesa e cenni con la testa con il resto della truppa: che siate da solo, in coppia oppure in cento, il posto a sedere di lì a poco uscirà sempre.

Siederete dove capita, al tavolo Totò o a quello Troisi, di fianco a uno straniero o un professore universitario, a uno studente fuorisede o napoletano, un commercialista incravattato o un turista spaesato. Non avrà importanza, perché lo scopo di quelle due piccole salette divise da un arco è quello di creare un microcosmo di intenzioni comuni: mangiare e bere. E farlo a prezzi popolari, come la tradizione impone sin dal 1965, quando al timone della trattoria c’erano i genitori di Gigino, Salvatore e Maddalena, e il nome era ancora Vini e Oli – Cibi Cotti. Ma questo è il glorioso passato, adesso pensiamo al presente: finalmente a tavola, l’azione che si ripete ogni volta è scrivere su un fogliettino di carta, messo su di una credenza al centro del locale, le pietanze scelte dal menù (che cambia ciclicamente, anche in base alle stagioni). Andiamo dai classici pasta e ceci – una bontà con il loro olio piccante – a un piatto di boscaiola, da una zuppa di farro a quella di lenticchie, una semplice pasta al filetto di pomodoro oppure un sartù di riso. La scelta è ampia, l’importante è sbrigarsi a scrivere e dare al più presto l’ordinazione!

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Fonte foto Tripadvisor

Ma un buon napoletano, che fa rima con ghiottone o puorc’ per i più goliardici, non può rinunciare al pane, che arriva da due forni storici quali Amodio ai Tribunali e Rescigno in Via Forìa. E che dire della verdura che giunge dal Mercato di Mugnano? E il pesce di Porta Nolana che arriva fresco ogni mattina dal mercato di copp’ ‘e mura? Tutto è di ottima qualità e servito con estrema rapidità.

Una volta che avrete ringraziato il Padreterno o chi di dovere per aver mangiato tutto, tornerete sui vostri passi recandovi al bancone all’ingresso. Dove vi ha accolto Gigino, questi scartabellerà tra gli innumerevoli foglietti/ordini, tirerà fuori il vostro e vi farà pagare il conto (che avrà un prezzo stracciato). Dopo avere salutato, ringraziato per il «poco di scontrino» ricevuto dal simpatico oste, abbandonerete la chiassosa trattoria.

Quando sarete fuori, e sull’inevitabile via del ritorno verso quello che avevate lasciato in sospeso, non vedrete l’ora che la giornata trascorra il più velocemente possibile affinché arrivi l’indomani.

Non per ritornare a lavoro, ma per rivedere quel Pulcinella affamato, il faccione di Gigino e sentirvi dire la frase che pronuncia da tempo immemore: «quante persone siete?».

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