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World Press Photo Napoli 2016

World Press Photo 2016 Napoli: il fotogiornalismo si mostra a Villa Pignatelli

La celebre mostra di fotogiornalismo ritorna nella città partenopea e si terrà al Museo di Villa Pignatelli-Casa della fotografia

Non vorrei sbagliarmi, ma gennaio 2013 fu l’ultima apparizione del World Press Photo a Napoli. Quella volta la mostra fu al Complesso Monumentale di Santa Chiara e fu allestita in una sala dalle cui finestre ad arco era possibile ammirare lo spettacolare Chiostro maiolicato. Ma anche questa volta non ci possiamo lamentare: World Press Photo, la più importante mostra itinerante di fotogiornalismo, verrà organizzata in via Riviera di Chiaia nella prestigiosa Villa Pignatelli, nella sala museale Casa della fotografia, dal 4 al 27 novembre.

wppnapoliMa cosa c’è dietro questo imperdibile appuntamento artistico? Partiamo dal principio.

La parola fotogiornalismo racchiude in sé un inequivocabile significato, quello di fare informazione attraverso il mezzo espressivo dell’arte fotografica. La storia del fotogiornalismo è strettamente legata alle evoluzioni tecniche, culturali e dunque sociali della carta stampata, in particolar modo possiamo parlare della sua nascita nel periodo pioneristico che si colloca nella seconda metà del 1800. Le innovazioni tecnologiche dell’epoca più importanti furono lo sviluppo della maniera nera, tecnica di incisione impiegante una lastra a mezzatinta che consentiva direttamente l’uso tipografico della fotografia, e l’invenzione del primo apparecchio portatile della Kodak: e meno male, visto e considerato che Roger Fenton, tra i primi fotoreporter, per raccontare la Guerra di Crimea (1853 – 1856) dovette portarsi dietro un intero carruoccio – o meglio, carro fotografico – coperto da un telo sotto al quale si trovava tutta la sua ingombrante attrezzatura. Insomma, solo dopo queste agevolazioni la fotografia fu introdotta all’interno dei giornali come medium per mostrare al pubblico luoghi e, purtroppo, conflitti lontani.

Dico «purtroppo» perché il periodo di maggiore diffusione dal punto di vista pratico e tecnico fu quello a cavallo tra le due grandi guerre, ma c’è stato spazio anche nei decenni successivi (compresi, ahinoi, i giorni nostri), datosi che l’umanità – in particolar modo determinate popolazioni – non ha avuto l’intenzione di privarsi di questo “brutto vizio”.

Sicché nel 1955 ad Amsterdam è stata fondata World Press Photo, un’organizzazione no-profit che annualmente indice il più importante e prestigioso concorso di fotogiornalismo mondiale: una giuria internazionale, quest’anno presieduta da Francis Kohn direttore fotografico dell’agenzia France-Presse, seleziona tra migliaia di fotografie fornite da altrettanti fotoreporter – quindi non gli ultimi selfie visti sui social – centocinquanta immagini vincitrici del concorso in diverse categorie.

VincitoreWorldPressPhoto2016

Quest’anno il premio più significativo, il World Press Photo of the Year della categoria Spot News, è stato “vinto” dall’australiano Warren Richardson, e il perché del vinto virgolettato lo potete dedurre dall’immagine poeticamente e socialmente forte con cui ha raccontato una delle sciagure sociali degli ultimi anni, la crisi dei migranti e dei rifugiati. La foto ritrae un padre con il proprio bambino sul confine serbo-ungherese, al chiaro di luna. L’uomo è intento a passare la frontiera dando precedenza al figlio, cercando di farlo passare attraverso le maglie del filo spinato: una scena pregna di drammaticità e di speranza, di amore e di rabbia. Ecco, questo è il fotogiornalismo e il suo legame con la socialità, e questa è la veste e l’anima con cui si mostra al pubblico napoletano, sperando che possa cogliere quello che il sociologo e professore Alfredo De Paz ha una volta sottolineato:

Con l’espressione fotografia sociale non s’indica tanto un preciso genere fotografico quanto piuttosto una sensibilità e un atteggiamento di fronte alla realtà storica sociale contemporanea. La fotografia sociale cerca di stimolare nell’osservatore il risveglio di una coscienza.

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